OUTDOOR E PROTAGONISMO SOCIAL

Negli individui delle società moderne è ormai diffusa l’impossibilità di disconnettersi anche per un attimo dal mondo virtuale rappresentato quasi totalmente dai social media. E questo appare ancora più evidente nelle attività che dovrebbero essere praticate proprio per isolarsi dalla routine quotidiana e dai rapporti sociali che avvengono su internet. La presenza sui social viene addirittura amplificata nella pratica di queste attività, vanificando quei benefici che l’accostamento dell’uomo alla natura può portare. La domanda è cosa spinga una persona a rimanere totalmente connesso al mondo virtuale dei social quando cammina o pratica uno sport nella natura.

 

IL NUOVO MODO DI ESSERE PROTAGONISTI NELLE ATTIVITÀ OUTDOOR

Può essere di certo il primo scopo per cui postiamo tante foto di noi mentre ci arrampichiamo su una parete o pedaliamo sulla nostra mountainbike. Credo che non ci sia nulla di male in questo, anzi, ritengo che trovare una giusta e bilanciata gratificazione dai commenti e dai like dei nostri contatti possa essere una spinta emotiva eccezionale per continuare o migliorare nelle nostre pratiche sportive o semplicemente ludiche. Quando ho iniziato a praticare il kayak da mare, postare le immagini dei luoghi bellissimi che visitavo, ha creato una connessione reale – e non virtuale – con altrettanti appassionati di mare e di questo sport. Sono nate nuove amicizie e nuovi partner sono arrivati ad accompagnarmi nelle uscite in mare. Ma quando parlo di bilanciare in maniera adeguata questa connessione sui social, mi riferisco al fatto che ogni cosa va presa per ciò che è. Pensare di scattare una foto per ogni buco o angolo di terra che noi visitiamo, porterà sicuramente a una assuefazione nella platea dei nostri interlocutori virtuali. E ciò che di sbagliato non faremo noi, lo continuerà l’algoritmo di facebook o di instagram, invitandoci od offrendo sempre più contenuti scarsi e privi di senso per la nostra attività. Mi capita spesso, ormai da tempo, di leggere post dove un escursionista di medio livello descrive la sua giornata mentre pratica le calate in corda doppia o abseiling. Questa è una disciplina – senza dover aggiungere altro per farlo recepire al lettore -che è molto di più dell’hiking o del trekking. Si cammina sì, ma per la maggior parte del tempo lo si fa su terreni accidentati e su sentieri che sono stati attrezzati con catene o soste per calarsi con le corde. Basterebbe una foto ben fatta per far capire al lettore la nostra emozione nel percorrere quei luoghi difficili e fuori dal comune per un escursionista abituato a “normali” sentieri. Invece si assiste a post che, rasentando i toni da film epico, descrivono quell’avventura come qualcosa di estremo e impossibile per altri. E se non si arriva a questo, è comunque chiaro che in tantissimi ormai sembrano orientati a sbalordire i propri contatti sulla piattaforma facebook-instagram-tiktok. Voglio solo fare un esempio che calza a pennello: da poco ho avuto modo di leggere questo post che descriveva un bellissimo percorso in Ogliastra, sulla costa orientale sarda. Il Selvaggio Blu, il famoso – e difficile se lo si percorre integralmente – sentiero ogliastrino ha nel suo repertorio diverse calate e passaggi tecnici. Sarebbe bastata una foto – non decine – per regalare allo spettatore il brivido, ma anche la bellezza, di calarsi con una corda direttamente sulla scogliera. La silhouette di un hiker che contrasta con il blu del mare e del cielo sardi sarebbero stati più che sufficienti per far vibrare le corde del mio animo avventuroso. E invece no, il post descriveva la giornata in questo modo: “Anche oggi non ci siamo risparmiati, calate di 50 metri e risalite su scal’e fustes da adrenalina pura.” Avendo toccato con mano quanto possa essere efficace il linguaggio fotografico – o filmico – posso solamente dire che scrivere simili post, affiancati da decine e decine di foto, non ha per niente una valenza informativa e nemmeno emotiva, se non quella di annoiare chi ti sta leggendo o di trovare qualcuno che di adrenalina non ne sente il bisogno. A cosa possa servire dettagliare precisamente i metri di una calata in corda non l’ho mai capito. Forse a stupire chi ti legge sulla pericolosità del luogo, o quanto velocemente sei sceso, magari danneggiando la corda con il tuo discensore? Qualcuno può pensare che cadendo da 50 metri ti fai molto male, mentre se scendi da 10 metri rimani indenne? Narrare una escursione (se questo è il motivo per cui si scrive sui social) è come calarsi nei panni di un regista o di un reporter. Prima di tutto va capito chi sarà il tuo spettatore, quanto possano essere interessanti certi dettagli per lui e se, come ho già scritto, basti solo una foto perché il post possa diventare virale. L’importante è poi rendere partecipe chi ti osserva, facendogli credere di stare lì con te, magari proprio in quella calata lunghissima che ti conduce al mare, descrivendogli magari le proprie paure di fronte a una natura così infida e selvaggia e lasciando all’immaginazione gli inutili metri di corda che ci dividono dal terreno.

Buone escursioni a tutti

2 commenti su “OUTDOOR E PROTAGONISMO SOCIAL”

  1. Patrizio Pintus

    Sono completamente d’accordo con te. Anch’io non capisco quale sia lo scopo di raccontare le proprie .. “gesta” con toni enfatici, se non quello di soddisfare il proprio ego, insistere con decine di video e foto su passaggi esposti per dimostrare cosa? Per non parlare del fatto che si descriva a mo’ di impresa record, sulla lunghezza e dislivello positivo dell’escursione, neanche avessero scalato l’Annapurna! Inoltre elencare con decine di toponimi, soprattutto quelli delle zone del Supramonte e dintorni, non hanno senso. Per concludere, io penso che per rendere partecipi delle proprie esperienze si debba essere il più possibile essenziali, con foto, magari quelle che ci hanno dato più emozioni e descrivere i luoghi in modo sobrio,magari aggiungendo un pochino di storia che riguarda quei luoghi. Un abbraccio.

    1. Velasquez's logbooks

      ciao Patrizio, condivido tutto ciò che hai scritto. L’edonismo, o semplicemente la voglia di protagonismo, di questi ultimi anni ha innalzato ancora di più questo aspetto a livelli davvero grotteschi. Proviamo a farli desistere.

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